Caracalla, sopra e sottoterra – Caracalla’s thermal baths, underground!

— ENGLISH VERSION BELOW —

Roma, Roma, Roma, immensa Roma.
C’è qualcosa che mi lega a questa città. Sarà sporca, degradata, inospitale, inquinata, maltenuta… ma i colori che ti abbracciano quando arrivi sono impagabili.
Sono vissuta a Firenze tutta la vita, e Firenze alla fine è una città Medievale. I vicoli strettissimi, i colori scuri, cupi. Questi marroni onnipresenti. I giardini rinchiusi dietro alte mura. La mancanza di luce nel centro storico, l’Arno limaccioso. Adoro la mia città, ma la differenza non si può non notarla.
Roma è grande, è rossa e gialla, è aperta, è calda. E se avete la fortuna di visitarla a fine estate o d’autunno, questa sensazione si amplifica grazie alla sua luce magica, dorata, che lambisce riscaldando tutto quello che trova (vedi anche il post sul quartiere della Garbatella)

Colosseo, Roma
Il Colosseo con la luce dorata del tramonto – The Colosseum with the golden light of dusk

Anche le notti sono differenti, qui. C’è un’altra atmosfera. E i tramonti, oh i tramonti.
E che tramonto ho visto quando sono stata, un paio di settimane orsono, a vedere l’inedita parte ipogea di Caracalla. Una gita particolare e speciale, perché non capita spesso che la parte sotterranea venga aperta al pubblico. Abbiamo potuto vederla grazie all’associazione Flumen, molto attiva a Roma, che ha organizzato la visita guidata di due ore, a partire dalle 19,45.
La nostra guida Barbara, davvero competente, ci ha portato prima a fare un giro tra le antiche mura, poi siamo scesi nei meandri sotterranei e abbiamo scoperto un altro mondo…

La prima cosa da sapere è che le terme per i Romani erano una questione culturale, oltre che di ordine igienico/sanitario. Le terme erano i luoghi dove i cittadini si ritrovavano, discutevano, facevano affari. Era il luogo dove il potere tastava con mano l’umore dei sudditi, infatti molti imperatori erano soliti andare alle terme e mescolarsi con il resto della popolazione, anche se avevano a disposizione terme private. E le terme pubbliche erano alla portata di tutti, anche dei meno abbienti: costavano pochissimo, l’equivalente di mezza pagnotta e un bicchiere di vino.
Le terme in questione sono opera dell’Imperatore Caracalla, forse progettate dal padre Settimio Severo, e sono state costruite verso il 215 d.C. sul Piccolo Aventino, uno dei Colli della città. Occorse addirittura sbancare una vasta parte della collina per costruire la “base” di terra su cui le terme avrebbero poggiato. L’imperatore fece anche deviare una parte dell’acquedotto dell’Acqua Marcia perché avessero acqua a sufficienza.

Caracalla, walls
Caracalla di sera – Caracalla thermal baths in the evening

Si parla di un edificio grandioso, enorme, ricchissimo, esposto a sud-ovest perché potesse godere della luce e del calore del sole per la maggior parte della giornata. Si racconta che ci fossero vetrate enormi, colonne di marmo, mosaici, sculture e decorazioni ricchissime.
Passeggiando tra le rovine si ha l’idea della grandiosità del luogo, ma anche mettendoci grande fantasia io credo che non si riesca a percepire cosa veramente fosse questo complesso all’epoca del suo funzionamento. Giardini, spogliatoi, guardaroba, teatri, biblioteche, sale per massaggi e depilazioni, palestra. E come in tutte le terme di rispetto, le tre zone per immergersi: il frigidarium con l’acqua fredda, il tepidarium con quella tiepida e il calidarium con quella riscaldata, nonché la Natatio, una enorme piscina scoperta che oggi si direbbe Olimpionica.
(potete vedere una ricostruzione digitale animata qui )

Il progetto-tipo degli edifici termali era abbastanza regolare e simmetrico tra la parte destra e sinistra. Al centro, le tre zone “acquee”, con il Calidarium alla fine del percorso, ambiente a pianta circolare che in effetti sporge dalla pianta quadrangolare dal lato sud.
Barbara ci parla entusiasta del significato che i Romani attribuivano alle terme: non sono qualcosa che addestra e rinvigorisce il fisico ma il completamento di un benessere a 360 gradi, che comprende anche (con un discreto peso) la parte sociale e culturale della vita.
Non riesco a immaginare sale di 15 metri d’altezza decorate con marmi preziosi e mosaici, mentre migliaia (letteralmente) di persone le attraversano. Atleti che si cimentano in sport e giochi con la palla, patrizi e plebei che si fanno depilare (con le pinzette, ora come allora!), signori che fanno la sauna mentre parlano d’affari, ricchi e benestanti che conservano i loro preziosi nei guardaroba al riparo dai ladruncoli, matrone che parlano nel Tepidarium, un mondo intero che nuota, si pulisce, si immerge, si deterge, si unge, parla, gioca, conversa, spettegola. Uomini e donne erano dapprima separati (entravano a giorni o orari alterni), poi, nel corso del tempo, autorizzati a usare le terme negli stessi ambienti e orari: allora sì che la vita “gossippara” cittadina ne era arricchita: penso a cosa potesse succedere nelle varie salette, col crepacuore degli estimatori della vita morigerata.

Ma chi faceva funzionare tutto questo? “Come sopra così in basso” diceva il nostro amico Ermete Trismegisto …e nel caso delle Terme “ciò che è in alto esiste grazie a ciò che è in basso”.
Con il prosieguo della visita è apparso chiaro che sotto il livello del pavimento termale, ecco, c’è un mondo intero e speculare, che permette a quello fuori terra di funzionare. Un enorme plotone di lavoratori (leggi: soprattutto schiavi, ma anche operai specializzati) come formiche organizza la vita termale, stipando legna, accendendo fuochi, gestendo i forni, rifornendo gli ambienti superiori di materiali, e quelli sotto di cibarie e tutto ciò di cui c’era bisogno per mantenere attiva la forza lavoro. Negli infiniti sotterranei potevano entrare carri trainati da cavalli (presso uno degli ingressi ci sono ancora resti di una rotonda per smistare il traffico) che trasportavano materiali vari ma principalmente legna da ardere che veniva gettata in enormi forni e che consentiva il riscaldamento dell’acqua tramite intercapedini nel pavimento (Ipocausto). L’aria calda che veniva dal forno veniva convogliata alle sale superiori, non solo facendola passare sotto i pavimenti ma anche attraverso altre intercapedini sui muri. Ci voleva molto tempo a scaldare acqua e pareti, ma una volta messi in temperatura, rimanevano caldi. Un metodo davvero ingegnoso, e se volete vedere un video per avere più chiaro il concetto cliccate qui (minuto 1.30 circa)

Camminare su quelle pietre e pensare per quanti anni sono state lì, calpestate, usate. Cosa hanno visto, di cosa sono state testimoni. Sembra una cosa troppo grande da digerire. Queste situazioni mi lasciano sempre in stato di grazia. Il tempo che ci viene raccontato da oggetti, quando centinaia di migliaia di vite umane non sono sopravvissute. L’opera dell’uomo sopravvive all’uomo.

Caracalla spa
I grandiosi muri delle rovine delle Terme di Caracalla – Walls of Caracalla spa

Dopo aver girovagato tra questi pensieri e per i sotterranei con le belle spiegazioni di Barbara… Come se fosse caduta dal cielo (o spuntata dalle viscere della terra), girato un angolo… puf! Appare una mela. Una mela enorme. Una mela enorme di marmo. L’artista contemporaneo Michelangelo Pistoletto ha voluto parlare in questa sede di peccato originale e di speranza (vedi foto in fondo all’articolo). Non tutto è perduto, dice lui.
E noi speriamo con lui.
Dopo la sorpresa-mela,  c‘è stata la sorpresa ancora più grande del Mitreo. Il più vasto trovato a Roma. Ma di questo parleremo nel prossimo post che GIURO pubblicherò tra pochi giorni, per i curiosi di antiche religioni e antichi simboli.

 

—– ENGLISH VERSION —–

Rome, Rome, Rome, immense Rome.

There is something that links me to this city. It can be dirty, degraded, inhospitable, polluted, muddled… but the colors that embrace you when you arrive are priceless.

I lived in Florence all my life, and Florence in the end is a medieval city. The narrow alleys, the dark, the dull colors. These ubiquitous browns. The gardens enclosed behind high walls. Lack of light in the old town, the muddy Arno river. I love my city, but the difference cannot be missed.

Rome is big, it is red and yellow, it’s open, it’s warm. And if you are lucky enough to visit in late summer or autumn, and this feeling amplifies thanks to its magical, golden light that sheds a warms up everything it finds (see also the post on the neighborhood of Garbatella)

Even the nights are different, here. There is another atmosphere. And sunsets, oh sunsets.
And what a sunset I saw when I was, a couple of weeks or so, seeing the unpublished underground part of Caracalla. A special, really special trip, because this part it is not often open to the public. We could see it thanks to the very active Flumen association in Rome, which organized a two-hour guided evening tour, starting at 19.45.
Our guide, Barbara, very competent, took us first to ride around the ancient walls, then we went down to the underground meanders and discovered another world …
The first thing to know is that the spa for the Romans was a cultural issue, besides being hygienic / sanitary.

Caracalla Walls
I grandiosi muri delle rovine delle Terme di Caracalla – Walls of Caracalla spa

The thermal baths were the places where people meet, discuss, did business. It was the place where power mingled with the mood of the subjects, in fact many emperors used to go to the spa and mix with the rest of the population, even if they had private baths available. And the public baths were in the reach of all, even the least prosperous: they cost very little, the equivalent of half a loaf and a glass of wine.The spa in question is the work of Emperor Caracalla, perhaps designed by his father Septimus Severo, and were built up to 215 dC. on Piccolo Aventino, one of the hills in the city. It was even necessary to shovel a large part of the hill to build the “base” of land on which the spas would rest. The Emperor also diverted a part of the Aqua Marcia aqueduct for the spa to have enough water.It was a huge, huge, wealthy building, exposed to the southwest to enjoy the sun’s light and heat for the most part of the day. It is said that there were huge windows, marble columns, mosaics, sculptures and rich decorations.By walking through the ruins you get the idea of ​​the grandeur of the place, but even with great imagination I believe that its magnificence cannot be perceived…  what this complex really was at the time of its operation. Gardens, changing rooms, wardrobes, theaters, libraries, massage and depilatory rooms, gym. And like in all the spas of respect, the three areas to soak up: the frigidarium with cold water, the tepidarium with the warm water and the calidarium with the heated one, as well as the Natatio, a huge outdoor pool that today would be called Olympic pool.(you can see an animated digital reconstruction here). The design of the thermal buildings was fairly regular and symmetrical between the right and left sides. At the center, the three “water” areas, with the Calidarium at the end of the path, circular plant environment that actually protrudes from the quadrangular plant on the south side.

Caracalla ruins
Vista del Calidarium dalla Natatio, enorme piscina all’aperto – Sight of the Calidarium from the Natatio, the big open-air swimming pool

Barbara talks enthusiastically about the meaning the Romans attributed to the spa: they are not something that only trains and reinvigorates the physical but completing a 360 degree well-being, which also (with a fair weight) includes the social and cultural part of life.I cannot imagine 15-meter-high rooms decorated with precious marbles and mosaics, while thousands (literally) of people walk through them. Athletes competing in sports and playing with the ball, riches and poors depilating (tweezers, now like then!), Gentlemen doing the sauna as they talk about business, wealthy and more wealthy who preserve their valuables in the cloakroom sheltering from the thieves, women talking in the Tepidarium, an entire world that swims, cleanses, immerses, cleanses, speaks, plays, converses, gossips.Men and women were first separated (they went to the spa on alternate days or times), then, over time, the spas use was allowed in the same environments and times (Then, the tittle-tattle city life was enriched: I wonder what could happen in the various rooms, with heartache for the fans of modest life.But who did all the work?”As above so down,” our friend Hermes Trismegistus said and in the case of the Spas, “what is up there exists thanks to what is below”.

Caracalla spa. underground passage
Il passaggio sotterraneo – Caracalla Thermal baths, underground passages

With the continuation of the visit it became clear that under the spa floor, there is a whole and speculative world, which allows that out of the ground to work.An enormous platoon of workers (mostly slaves, but also skilled workers) as ants arranges thermal life, cuts wood, lighting fires, running ovens, supplying the upper environments of materials, and supply the underground ones with food and everything that was needed to keep the work force active. In the huge underground could enter horse-drawn (at one of the entrances there are still remains of a roundabout for traffic) which transported various materials but mainly firewood that was thrown into huge furnaces and which allowed water heating through cavities in the floor (Hypocaust). The hot air from the furnace was conveyed to the upper rooms not only by passing it under the floor but also through other hinges on the walls. It took a long time to heat up water and walls, but once it was set, it was hot. A really ingenious method, and if you want to see a video to make the concept more clear click here  Walking on those stones, thinking about how many years they’ve been there, trampled, used. What they saw, what they witnessed. It looks like something too big to digest. These situations always leave me in a state of grace. Objects surviving while hundreds of thousands of lives have not. Man’s work survives on man itself.After wandering between these thoughts and the underground corridors with Barbara’s very nice explanations… as if it had fallen from the sky (or sprouted from the bowels of the earth), round a corner … puf! An apple appears. A huge apple. An enormous marble apple.Contemporary artist Michelangelo Pistoletto wanted to speak here of original sin and hope. Not everything is lost, he says.And we hope so too.

La mela di Pistoletto
L’enorme mela di marmo, opera di Pistoletto – The enormous marble apple, work of Michelangelo Pistoletto

After the apple-surprise, there was the even bigger surprise of the Mithraeum. The widest find in Rome. But we will talk about this in the next post I will publish in a few days, for the curious of ancient religions and ancient symbols.

One Reply to “Caracalla, sopra e sottoterra – Caracalla’s thermal baths, underground!”

  1. Elden Griffes says: Reply

    I really like your blog.. very nice colors & theme. Did you make this website yourself or did you hire someone to do it for you? Plz reply as I’m looking to construct my own blog and would like to find out where u got this from. many thanks

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