Roma a piedi e la Garbatella – Rome on foot, Garbatella quartier

Scrivo questo post in treno, su un regionale veloce che per arrivare a Firenze da Tiburtina ci mette quasi quattro ore. Ma non mi dispiace: anche oggi è una bella giornata di sole, e mi beo a guardare le belle colline verdi, le boscaglie fitte e le mucche al pascolo che passano nella cornice del finestrino, invece che stare attaccata allo smartphone come spesso succede sul frecciarossa, che viaggia talmente veloce da non lasciare a occhio umano tempo per percepire le linee del paesaggio.
Sto tornando da Roma, che qualsiasi cosa se ne dica ha sempre un grande fascino. Sarà la storia, sarà l’aria, saranno i colori, sarà la luce, ma tutte le volte che ci torno mi incanto, e si impadronisce di me una sorta di frìzzico ner core che non mi lascia finché non la lascio, la capitale.
L’occasione per visitare Caput Mundi stavolta è il cinquantesimo compleanno di una cara amica. Prima della festa c’è tanto da vedere: complice la chiusura del centro storico per via di almeno sei manifestazioni, il mio Omone decide per portarmi a Garbatella, e si dice sicuro che mi piacerà assai. Mi lascio guidare ciecamente, come adoro fare. Ci si impiega poco più di cinque minuti per arrivare alla vecchia Garbatella dalla stazione metro omonima, e già dopo quella manciata di secondi ci si accorge che qualcosa è cambiato. C’è un ritmo diverso, tutto rallenta un poco. L’edificio universitario del Palladium, anche sede di spettacoli e concerti, ci accoglie imponente, con i suoi gialli e i suoi rossi altisonanti. Bella scoperta anche il teatro Ambra alla Garbatella, adiacente alla grande chiesa, anche se purtroppo non manca il locale “ganzino” all’interno, che fa pagare dieci euro un’insalata.
Passiamo davanti (mi dice l’indigeno) al ristorante più buono della zona, la Buca degli Angeli. Proseguendo, il vecchio Centro sociale, adesso sede anche del Farmers’ market. La struttura è decorata e dipinta a tema Cuba, e rispondiamo al saluto del Che, perennemente affacciato dalla prua del Granma.

 

Il Palladium - the Palladium
Il Palladium, edificio universitario sede di concerti – the Palladium, university’s building and concert hall

I’m writing this post on the local train that gets to Florence from Tiburtina in almost four hours. But today I do not mind: a beautiful sunny day, and it’s a blessing to look at the beautiful green hills, deep woods and grazing cows that pass in the frame of the window, instead of being attached to the smartphone as often happens on the high speed train , which travels so fast as to leave no time human eye to perceive the lines of the landscape.
Coming back from Rome, that needless to say always has a great charm. May be the story, the air, the colors, the light… whatever it is, every time come here i feel charmed, and seizes me a kind of frìzzico ner core (butterfly in the stomach) that does not leave me until I leave the capital.
The opportunity to visit Caput Mundi (head of the world) this time is the fiftieth birthday of a dear friend. Before the party there is much to see: “thanks” to the closure of the old town because of at least six political events, my Big Man decided to take me to Garbatella quarter, saying that would I like it very much. I let myself be guided blindly, as I love to do. It takes just over five minutes to get to Garbatella from the metro station that goes by the same name, and after just a handful of seconds you realize that something has changed. There is a different rhythm, everything slows down a little. The impressive Palladium university building, that hosts home of shows and concerts, welcomes with its yellow and its high-sounding red. What a discovery even the Ambra (amber) Theater, adjacent to the large church, though unfortunately provided with another “cool”restaurant inside, that asks ten euros for a salad. We then pass by to the best local restaurant, Buca degli Angeli.Continuing, the old Community Center, now also home to the Farmers’ Market. The property is decorated and painted with Cuba themes, and we respond to the greeting of the Che, perpetually looking out of the Granma.

 

La Strada, il centro sociale all'ingresso della Garbatella - La Strada (the street) the local Community Center
La Strada, il centro sociale all’ingresso della Garbatella – La Strada (the street) the local Community Center

 

Eccoci nel cuore del vecchio quartiere un tempo malfamato e oggi non solo rivalutato, ma ambito.
Non voglio sentire qualcuno che mi dice che a Garbatella è ambientata una certa fiction. Già ci pensa lo striscione ruffiano all’entrata del bar dove sono state girate diverse scene.
La storia (quella vera e interessante) del quartiere comincia poco prima degli anni Venti del secolo scorso, precisamente il 18 novembre 1918, quando il re Vittorio Emanuele Terzo posa la prima pietra del primo lotto (in seguito arriveranno a quota 62). Il quartiere avrebbe dovuto chiamarsi italicamente Concordia o Remuria, ma finì per adottare il nome popolare, pare per la presenza di un’ostessa davvero gentile e garbata, riprodotta addirittura, con una seno scoperto, in un bassorilievo sulla parete di un palazzo in piazza Bonomelli.
L’intenzione era quella di costruire un villaggio per le famiglie degli operai che avrebbero dovuto lavorare al nuovo porto fluviale Ostiense: il progetto venne abbadonato, ma i lavori per costruire il quartiere, per fortuna, no.
Passeggiare alla Garbatella è un’esperienza particolare. Le case sono disposte attorno a piazzette e cortili, un piccolo paese nel paese. C’è un’intenzione di “istigazione alla socialità”, come probabilmente era comune qualche decina di anni fa. Spazi per giocare, muretti per sedersi al sole (o all’ombra di un pino secolare), scacchiere di tenditoi in piccoli cortiletti, dove i bucati delle palazzine che vi si affacciano si ritrovano a sventolare insieme alla brezza tiepida.
È una vita su scala ridotta a misura più umana quella che si consuma tra questi vicoli. “Qui ci conosciamo tutti” – ci dice una signora bella florida, che cura personalmente un giardino in uno dei lotti, farcito di nanetti e statuine – “era la casa di mio nonno, poi di mio padre, e ora la mia. Figurarsi che tutte le sere devo scendere per accendere le luci esterne di tutto il lotto con un interruttore (ci porta a due passi da lì e apre uno sportello per farci vedere il quid della cosa). Una volta ho provato a starmene a casa, lì alla finestra senza accendere per vedere se lo faceva qualcun altro: niente, aho, nun scenneva nessuno!

 

Edifici tipici del quartiere - Typical Garbatella's building
Edifici tipici del quartiere – Typical Garbatella’s building

 

Here we are in the heart of the old quarter once infamous, and now not only re-evaluated, but coveted. The history of the neighborhood begins just before 1920, precisely November 18, 1918, when King Vittorio Emanuele the Third laid the first stone of the first batch (now there are 62). The neighborhood was to be called Concordia or Remuria, but ended up adopting the popular name, apparently due to the presence of a landlady really nice and polite (that’s what garbato means in italian), even portraited bare-breasted, in a bas-relief on the wall of a building in Piazza Bonomelli.The intention was to build a village for the families of the workers who were supposed to work on the new river port Ostiense: the project was abandoned, but the works to build the neighborhood, fortunately, not.Walking in Garbatella is a special experience. The houses are arranged around squares and courtyards, a small town in the city. There is an intention of “inciting social rapports”, as probably was common a few decades ago. Spaces for play, low walls to sit in the sun (or shade of an old pine), Exchequer wires in small courtyards, where the hanging washed garments are found to wave along with the warm breeze.It is a life on a small scale, more human scale, that is consumed between these streets. “Here we all know each other” – tells us a lovely lady, who personally takes care of a garden in one of the lots, stuffed gnomes and statues – “this was the home of my grandfather, then my father and now mine. Imagine that every night I have to go down to turn on the outside lights of the whole neighborhood with a switch (brings us very close to there and opens a door for us to see it). Once I tried to stay at home, sititng by the window to see if it was someone else: no way, noone was doing it in my place!”

 

La luce di un sabato pomeriggio romano - the exquisite, warm light of a roman afternoon
La luce di un sabato pomeriggio romano – the exquisite, warm light of a roman afternoon

 

Di sicuro il sole che scalda e tinge tutto di rosa gioca una parte importante nel farmi percepire questo come un luogo quasi da fiaba; certamente avrà anche i suoi lati negativi, ma ora non ne vedo. Vedo solo un quartiere davvero piacevole, diverso da un cortile all’altro eppure in qualche modo omogeneo. Bei colori, architettura interessante (è un misto di vari stili, tra cui spicca quello che chiamano il Barocchetto Romano), un groviglio di scale e muretti, panchine, terrazzini, archetti, simmetrie e asimmetrie. I gatti della zona trovano sempre una ciotola piena, d’acqua, avanzi di pasti umani o croccantini. E infatti sono belli pasciuti, quasi tutti bianchi a pezze nere (una gatta particolarmente prolifica, credo). Ci sono piante di aloe, fichi d’india, alberi in fiore e glicini ancora spogli, ma per poco. E allora, per chi si siederà a guardare il tramonto con la cupola della chiesa di San Francesco Saverio in controluce, alla gioia degli occhi si aggiungerà il profumo dolce di un altro pomeriggio romano.

Surely the sun warming up and shading pink light all around plays an important role in making me perceive this as an almost fairytale place; certainly it will also have its downsides, but now all I see is a very attractive area different from one yard to the other yet harmonious. Beautiful colors, interesting architecture. It’s a mix of styles, with a special mention for the Barocchetto Romano (Roman little Baroque), a maze of stairs and walls, benches, balconies, arches, symmetries and asymmetries. The local cats always find a full bowl of water, scraps of human food or kibble. In fact, they are well fed, almost all white with black patches (an especially prolific cat, I think).There are aloe plants, prickly pears, flowering trees and wisteria still bare, but not for long. So, for those who will sit down to watch the sunset with the dome of St. Francesco Saverio Church in backlight, to the joy of the eyes will add the sweet scent of another Roman afternoon.

 

Non si può non essere rapiti - You cannot avoid to be enchanted
Non si può non essere rapiti – You cannot avoid to be enchanted

One Reply to “Roma a piedi e la Garbatella – Rome on foot, Garbatella quartier”

  1. […] Roma, Roma, Roma, immensa Roma. C’è qualcosa che mi lega a questa città. Sarà sporca, degradata, inospitale, inquinata, maltenuta… ma i colori che ti abbracciano quando arrivi sono impagabili. Sono vissuta a Firenze tutta la vita, e Firenze alla fine è una città Medievale. I vicoli strettissimi, i colori scuri, cupi. Questi marroni onnipresenti. I giardini rinchiusi dietro alte mura. La mancanza di luce nel centro storico, l’Arno limaccioso. Adoro la mia città, ma la differenza non si può non notarla. Roma è grande, è rossa e gialla, è aperta, è calda. E se avete la fortuna di visitarla a fine estate o d’autunno, questa sensazione si amplifica grazie alla sua luce magica, dorata, che lambisce riscaldando tutto quello che trova (vedi anche il post sul quartiere della Garbatella) […]

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