NORWAY LOFOTEN, fine 2016 — A very good way to end 2016

View from Trondenes Kirche

Per la fine anno sono stata nominata dal boss Coordinatore per il viaggio alle Lofoten. Le mie sensazioni erano controverse. Da una parte ero felicissima di viaggiare (soprattutto con la mia bambina), dall’altra avevo un po’ di questioni con le quali scendere a patti.
Non ero molto serena, mio padre è andato via, via definitivamente da questo mondo purtroppo, soli due mesi fa – ancora giovane – dopo una breve e terribile malattia. Mia mamma era da sola, e poi l’idea del freddo non mi allettava troppo. Non sono una montanara, sono stata raramente sulla neve. Che mi ricordi è successo solo due volte: la prima durante una prova di sci di fondo ho sbattuto la rotula su un sasso e avevo un ginocchio che sembrava un pallone da calcio. L’altra, sullo snowboard ho rischiato il frontale pieno con un altro imbranato pari a me, e me la sono cavata con una storta alla caviglia. Diciamo che in entrambe le occasioni non ho brillato per altetica. Quindi ero un po’ titubante… ma il giorno si avvicinava e alla fine ho ceduto all’idea e ho cominciato ad attrezzarmi per il previaggio.
Il giro, molto suggestivo, sarebbe partito da Tromsø per andare poi a sud-ovest, verso le isole Versteralen prima e le Lofoten poi, per poi tornare in traghetto (il famoso Hurtigruten) l’antico postale che dal 1800 ancora oggi collega tutti i maggiori porti della Norvegia.
Tromsø è la città più grande del nord della Norvegia, anche se con i suoi 70mila abitanti per noi è come un paesone, è all’interno del Circolo Polare Artico per circa 300km ed è chiamata “La Parigi del Nord”, non tanto per i suoi intrattenimenti mondani o vita notturna, ma piuttosto perché visto che i commercianti del posto facevano affari con la capitale francese, riportavano alle loro donne vestiti, stoffe, scarpe e profumi francesi, così che le Tromsesi (se così si chiamano) andavano in giro agghindate come le parigine. Le premesse per risvegliare il mio interesse storico/estetico c’erano tutte, e anzi, crescevano di giorno in giorno, come il mio entusiasmo.
Da Decathlon ho preso tutti gli indumenti termici del caso, in primis magliette e calzamaglie, ma mi sono dovuta fare il corredo da neve, visto che non avevo niente del genere nell’armadio. Ho preso pantaloni da sci, pantaloni imbottiti, un buon giubbotto antivento, scarponi da neve con un buon grip per il ghiaccio, guanti e cappello con le oreccchie. In più, un buon scaldacollo di pile, sempre utile.

 

Boarding card Norwegian
Tutti a bordo! Volo da Milano Malpensa a Oslo – All abord! Fligt from Milan Malpensa to Oslo

 

 

Snow in Tromso airport
L’arrivo a Tromsø, una quantità di neve mai vista. Arrival in Tromsø, never seen so much snow!

 

For the end of the year I was appointed by the boss Coordinator for the trip to Lofoten. My feelings were controversial. On the one hand I was very happy to travel (especially with my little girl), the other had a bit of issues with which to come to terms.
I was not very serene, my father went away, away permanently from this world unfortunately, only two months ago – still young – after a short and terrible disease. My mom was alone, and the idea of the extreme cold did not attract me too. I’m not a mountain person, I was rarely in the snow. If I remember correctly it happened only twice: the first during a test of cross-country skiing I banged my knee on a stone: in the evening, I had a knee that looked like a soccer ball. The second time, while first-time snowboarding, I risked the full frontal with another clumsy like me, and I got away with a twisted ankle. Let’s say that on both occasions I haven’t shone for athletics. So I was a bit hesitant… but the day was approaching and I finally succumbed to the idea and started to gear up for the pre-trip.
The tour, very impressive, would depart from Tromsø to go then to the southwest, to the Versteralen islands before and the Lofoten islands then, returning to Tromsø by ferry (the famous Hurtigruten) the old post from 1800 that still connects all major ports in Norway.
Tromsø is the largest city in northern Norway, although with its 70 thousand inhabitants for us is like a big village, is within the Arctic Circle for about 300km and is called “The Paris of the North”, not so much for his worldly entertainment or nightlife, but rather because in the ancient times, the local merchants did business with the French capital, reported to their women’s clothing, fabrics, shoes and French perfumes, so that women from Tromsø went around dressed up as a Parisians.
The premises to awaken my historical/aesthetic interest were all there, and indeed, were growing by the day, as my enthusiasm. At a large sports warehouse I took all thermal clothing, primarily shirts and tights, but I had to get the snow kit, since I had nothing of the kind in the closet. I bought ski pants, padded pants, a good windproof jacket, snow boots with a good grip to the ice, gloves and hat with long ears. In addition, a good neck warmer fleece, always useful.

 

Xmas tree
Albero di Natale a Tromsø. Christmas Tree in Tromsø.

Siamo partite alla fine di dicembre, io e la mia pulcetta novenne. Lei, all’idea di andare sulla neve per vedere le aurore boreali, le balene, gli husky da slitta, era letteralmente impazzita di felicità. Abbiamo decollato da Malpensa con un passaggio Norwegian, molto comodo e tranquillo, anche se via via che volavamo accumulavamo un po’ di ritardo: se ho capito bene gli annunci del capitano, a causa del forte vento dovevamo tenerci più bassi di quanto avremmo fatto in condizioni normali.
Arrivati a Oslo, all’aeroporto maggiore della città (Gardermoen) avevamo accumulato talmente tanto ritardo che abbiamo dovuto fare una corsa per prendere il volo in coincidenza, e non ho potuto sbirciare tra i negozi del duty free.
All’atterraggio a Tromsø, non credevamo ai nostri occhi: neve e ghiaccio ovunque, un vento assurdo che spazzava via tutto. Ci siamo vestite da Yeti e abbiamo affrontato il primo approccio con la città nordica, molto molto nordica! In aereo abbiamo incontrato anche il collega norvegese, che avrebbe fatto da ulteriore coordinatore di gruppo, Forde. Era una mia vecchia conoscenza, ci eravamo conosciuti in Iran durante la ultramaratona estrema organizzata da noi come Extreme Races Organization (ho preso parte alla gara ma non come atleta, sia chiaro… ero parte del media team, ci mancherebbe… ho un’autonomia di corsa di circa 400metri). Frode ha gentilmente accettato di farci da coordinatore in loco, così da Oslo ha volato con noi, tre file più indietro, fino a Tromsø. Arriviamo e prendiamo le auto a noleggio all’AVIS in aeroporto, e da lì è cominciata l’avventura! Io guidavo un po’ da imbranata sul ghiaccio e sulla neve, ma poche ore dopo sono diventata una PRO grazie alle lezioni di Frode nel parcheggio di un supermarket chiuso. E davvero devo dire che la questione principale è non avere paura, e sapere come la macchina si comporta in caso di frenata.
Abbiamo fatto check in in un hotel centrale, molto comodo e confortevole, e dopo una cena a tarda ora (tarda e carissima, il burrito più costoso della storia) nei pressi dell’albergo, abbiamo dormito il sonno dei giusti.

 

Bill Egon restaurant
Conto  salato! Ma abbiamo il codice wifi e quello per far aprire la toilette… Expensive bill, but we have the wifi code and the toilet code…

 

Notte a Tromso
Dovrebbe essere giorno pieno ma c’è la notte polare, e il sole fino a fine febbraio non sale mai sopra l’orizzonte.  Should be already full daylight, but here there’s the polar night and the sun never comes upe the horizon till the end of february.

We left in late December, I and my nine-year princess. The idea of going on the snow to see the aurora borealis, whales, husky sled, made her literally go mad with happiness. We started with a Norwegian flight from Milan Malpensa, very comfortable and quiet, although gradually accumulating bit of delay: as I understand it the captain’s ads, due to the strong winds he had to keep the plane lower than we would have done in normal conditions. Arrived in Oslo, the city’s major airport (Gardermoen) the plane had accumulated so much delay that we had to make a run to catch your connecting flight, and I could not peek through the Duty free shops.
Upon landing in Tromsø, we did not believe our eyes: snow and ice everywhere, an absurd wind that swept everything away. We then dressed as Yeti and we dealt with the approaching meeting with the northern city, very very Nordic! We also met my Norwegian colleague, the other group coordinator, Frode. It was an old acquaintance of mine, we met in Iran during the extreme ultra marathon organized by us as Extreme Races Organization (I took part in the race but not as an athlete: I was part of the media team, God forbid … I have a running range of about 400 meters). Frode has kindly agreed to be our on-site coordinator, so he flew with us from Oslo to Tromsø. We landed and took the car rentals at the airport, and from there began the adventure! I was driving a little (too) clumsy from the ice and snow, but a few hours later I became a PRO thanks to Frode lessons in the parking lot of a closed-down supermarket. And I really have to say that the main issue is not to be afraid, and to know how the car behaves when braking.

We did check in at a central hotel, very convenient and comfortable, and after a late (late and expensive, the most expensive burrito in history) in the vicinity of the hotel, we slept under a very comfy quilt.

2 Replies to “NORWAY LOFOTEN, fine 2016 — A very good way to end 2016”

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